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05 giugno 2008 @ 18:33:35 CEST
Il Sati manifesta a Roma e Assotir annuncia un sit-in a metà mese a Palazzo Chigi. Le bisarche fermano anche la Fiat di Termini Imerese.
La situazione di crisi di molti autotrasportatori, causata dall'aumento del prezzo del gasolio e dalla difficoltà di scaricarlo sulla committenza, sta creando una sorta di esplosione della rappresentanza imprenditoriale. Nel volgere di pochi giorni stiamo assistendo a diversi fenomeni contemporanei: la nascita di fermi spontanei, l'attivismo di associazioni nuove o locali e perfino forme di scissione delle rappresentanze tradizionali. Nel primo caso si pone il fermo delle bisarche, che è ancora in corso a macchia di leopardo, nel secondo la protesta di oggi del Sati a Roma e nel terzo la nascita di TrasportoUnito, creato dall'ex segretario di Fita-Cna, Maurizio Longo. Tre situazioni che, in modo diverso, nascono dalla delusione generata dalla mancata attuazione delle intese scaturite dal fermo dello scorso dicembre.
Protesta a Roma - L'evento principale di oggi è la manifestazione dell'associazione Sati (Sindacato Autonomo Trasportatori Italiani) sotto le finestre del ministero dei Trasporti. Circa 250 autotrasportatori si sono ritrovati a Roma, preceduti da un camion con le insegne dell'associazione (la cui presenza era stata autorizzata). Una delegazione è stata accolta da due funzionari del ministero, che hanno ricevuto un documento che espone le richieste dell'associazione. "Abbiamo parlato del problema del prezzo del gasolio e abbiamo rilevato una grande disponibilità all'ascolto. Ora aspettiamo un nuovo incontro, per verificare se c'è altrettanta volontà d'intervenire", spiega a TrasportoEuropa il vicepresidente del Sati, Luciano Fazi.
Sfiducia - Il Sati è una sigla presente nel centro Italia da alcuni anni, che è rinata dopo il fermo del 2008 sull'onda della delusione di molti imprenditori. È sorta nelle Marche, ma secondo Fazi, sta raccogliendo adesioni anche in Abruzzo e Lazio. "Ci sentiamo traditi dalle associazioni tradizionali, in cui abbiamo ormai poca fiducia. Rappresentano ormai interessi politici, invece di quelli degli autotrasportatori. Per questo motivo, dobbiamo ancora decidere se aderire al fermo proclamato per il 30 giugno".
Assotir - Un'altra associazione autonoma che si sta muovendo è Assotir, che aderisce a Transfrigoroute e che ha sempre avuto un atteggiamento distaccato rispetto alle iniziative ed alle richieste delle altre sigle. Anche in questo periodo, Assotir mantiene una propria linea. "Non siamo d'accordo con la piattaforma delle richieste delle altre associazioni, perché mostra alcune gravi lacune", dichiara a TrasportoEuropa il segretario nazionale Claudio Donati. "Il problema non è solamente il prezzo del gasolio, anche perché qualsiasi intervento straordinario in tal senso sarà riassorbito nel giro di poche settimane. Il problema è strutturale e ci vogliono nuove regole per il mercato dell'autotrasporto, dopo il deserto causato dalla liberalizzazione del settore".
Sit in - Assotir ha già programmato una propria iniziativa di protesta, che scaturirà in un sit-in sotto Palazzo Chigi verso la metà del mese. "Non abbiamo ancora definito una data precisa, perché la nostra posizione dipenderà dall'esito dell'incontro al ministero, previsto per lunedì prossimo. Comunque sarà tra il 15 ed il 20 del mese", aggiunge Donati. All'incontro ministeriale Assotir non parteciperà, perché non appartiene alla rosa delle associazioni accreditate. "Anche queste sono regole da ridefinire. Abbiamo da un lato una profonda crisi della rappresentanza tradizionale dell'autotrasporto e dall'altro nuove realtà che non riescono a colloquiare con il Governo perché l'accesso alle trattative è regolato da requisiti ormai inadeguati. Questa situazione congelata è alla base delle ribellioni spontanee cui stiamo assistendo oggi, che secondo noi sono controproducenti". A tale proposito, Donati avanza una proposta: "Effettuare la scelta dell'associazione di riferimento ogni anno, nel momento in cui le imprese versano la loro quota all'Albo. Così si avrebbe maggiore trasparenza".
Bisarche ancora ferme - Nelle strade domina la protesta spontanea dei bisarchisti, che stanno attuando fermi nei principali piazzali italiani da quasi una settimana. Si tratta dei piccoli autotrasportatori che lavorano in subappalto per le imprese logistiche o per aziende di trasporto più grandi e che risentono in modo maggiore della crisi. Rappresentano circa la metà del parco bisarche circolante e la loro protesta sta causando grandi problemi alla Fiat, che non riesce a smaltire le vetture nuove in uscita dalle linee produttive e, quindi, ferma la produzione. È avvenuto martedì a Cassino, ieri a Melfi ed oggi a Termini Imerese.
TrasportoUnito - I bisarchisti non hanno formato una propria associazione autonoma, preferendo un più informale coordinamento nazionale. Ma potrebbero trovare casa nella neonata TrasportoUnito di Maurizio Longo, che già come segretario di Fita-Cna aveva seguito personalmente questo settore. Ieri TrasportoUnito aveva annunciato la fusione con Fiap M (sorta dalla scissione della storica Fiap), che serve a Longo anche per presentarsi al tavolo istituzionale. Oggi un comunicato della nuova associazione appoggia esplicitamente la vertenza dei bisarchisti e lo stesso Longo ha confermato i contatti con il coordinamento. "I motori delle bisarche degli autotrasportatori devono restare spenti almeno fino a quando non si avvia una seria trattativa in grado di garantire la remunerazione dei costi", afferma il segretario. A pochi giorni dalla sua costituzione, quindi, TrasportoUnito appare come un possibile catalizzatore degli insoddisfatti dell'autotrasporto. Come il suo nome esplicitamente dichiara.
Rinvio nel petrolifero - La protesta delle bisarche potrebbe presto trascinare anche altri settori dell'autotrasporto ritenuti "fragili", come il container. Nel petrolifero, è stata rinviata a data da destinarsi la riunione tra associazioni e industria petrolifera, programmata per ieri pomeriggio. La protesta di questo settore rientra in quella più generale, il cui esito dipende dalla riunione nazionale del 9 giugno presso il ministero dei Trasporti.
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