Petrolio, una sete che cresce
Se non cambieranno rapidamente e radicalmente le scelte energetiche, nel 2030 il petrolio potrà raggiungere i 159 dollari a barile e le emissioni di CO2 aumenteranno del 57%. L'allarme nel rapporto annuale dell'AIE.
L'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) ha appena pubblicato il rapporto annuale sulla situazione mondiale dell'energia, con conclusioni tutt'altro che confortanti. Secondo i ricercatori dell'Aie, si sta aprendo un decennio fondamentale per l'intero pianeta, in cui si giocherà la partita decisiva per l'energia, ma anche per la salvaguardia ambientale. E per la prima volta, i protagonisti non saranno i Paesi occidentali, bensì Cindia, ossia il sistema economico-finanziario formato da Cina e India.
La AIE afferma che sta aumentando in modo drammatico il consumo di petrolio e di gas naturale, a causa soprattutto della crescente domanda proveniente da Cindia. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: i prezzi e l'inquinamento sono destinati ad aumentare nel prossimo decennio. L'unica via d'uscita, prosegue l'Agenzia, è che i Governi cambino il loro approccio verso l'approvvigionamento e l'uso delle fonti energetiche, in particolare verso l'importazione di petrolio e gas. Il rapporto prevede che, se non vi saranno cambiamenti di tendenza, nel 2030 la domanda di energia sarà del 50% superiore dell'attuale.
Rispetto a tale scenario, la sola Cindia mostrerà un aumento di domanda energetica del 45%. Diventa sempre più importante integrare Cina e India nelle istituzioni e organizzazioni che hanno in mano lo sviluppo economico e politico mondiale, in modo che i due Paesi accordino il loro sviluppo con una strategia globale di salvaguardia ambientale e di ricerca di fonti alternative d'energia.
Oggi, i combustibili di origine fossile - petrolio, gas e carbone - continuano a dominare il mercato energetico. In particolare, sta aumentando la produzione di carbone, che sembra quasi scomparso in Europa, ma rimane il secondo combustibile utilizzato in Cina e India. Se questo scenario persisterà, le emissioni di CO2 passeranno dalle 27 Gt del 2005 alle 42 Gt del 2030, con un incremento percentuale del 57%. Già nel 2007, la Cina diventerà il primo produttore mondiale di CO2, sorpassando gli Stati Uniti, mentre l'India diventerà il terzo nel 2015.
Anche sul versante economico, lo scenario prospettato dall'AIE è preoccupante. I Paesi produttori aumenteranno le importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente e dalla Russia. Anche in questo caso, Cindia mantiene la prima posizione: le importazioni totali di Cina e India quadruplicheranno entro il 2030, superando la somma delle importazioni attuali di Usa e Giappone. Sebbene la produzione di petrolio di nuovi giacimenti sia aumentata, non è certo che possa sostenere questo incremento di domanda. E l'AIE non esclude una forte crisi di fornitura intorno al 2015. Per essere più concreti, il rapporto dell'AIE afferma che in questo scenario, nel 2030 bisognerà produrre 116 milioni di barili di petrolio, ossia 32 milioni in più di oggi. Ciò significa che il prezzo potrà raggiungere la cifra di 159 dollari a barile.
Secondo l'Agenzia, la politica dei Governi può migliorare questo scenario negativo. Uno scenario alternativo vede le emissioni di CO2 nel 2030 entro la soglia delle 34 Gt e una minore domanda di petrolio, con un risparmio rispetto allo scenario precedente pari all'attuale consumo di Usa, Messico e Canada. Le misure comprendono in primo luogo tecnologie e politiche per il risparmio energetico, che dovrebbero essere attuate soprattutto in Cindia. Secondo l'AIE, basterebbe migliorare l'efficienza di condizionatori d'arie e frigorifere per ottenere già notevoli benefici.
La AIE mostra anche un altro scenario, ancora migliore, denominato "450 Stabilisation Case", dove addirittura le emissioni di CO2 tornano, nel 2030, al livello di quelle del 2005, dopo aver raggiunto il picco nel 2012. In questo caso, i provvedimenti riguardano sia il risparmio energetico, sia la ricerca di fonti alternative. Nel primo caso, deve essere coinvolto soprattutto il sistema economico, che comprende l'industria, il trasporto e le costruzioni, mentre nel secondo l'AIE cita le fonti rinnovabili e l'energia atomica. Inoltre, bisogna impiantare sistemi di cattura e stoccaggio del CO2. Ma per ottenere questi benefici, ci vogliono interventi "rapidi e vigorosi".
"I prossimi dieci anni saranno cruciali per tutti i Paesi del mondo, inclusi Cina e India, a causa della rapida crescita delle infrastrutture per l'approvvigionamento energetico. Dobbiamo agire subito per apportare un radicale cambiamento a favore degli investimenti in tecnologie energetiche più pulite, più efficienti e più sicure", commenta Nobuo Tanaka, Executive Director della AIE.
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