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La formazione nelle merci pericolose

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Più che in altri comparti dell'autotrasporto, in quello dei prodotti pericolosi è importante la formazione per tutti i protagonisti dell'attività, dagli autisti ai manager dell'impresa. Che cosa prevede la normativa e la giurisprudenza.


Il tema della formazione nel trasporto di merci pericolose è molto importante e molto sentito dalle aziende. La natura stessa delle merci che si devono manipolare, stoccare nei magazzini e trasportare - e di conseguenza i rischi ai quali ogni giorno gli operatori che trattano queste sostanze vanno incontro - non permettono di sottovalutare in alcun modo questo tema.

La formazione è imposta da norme ben specifiche quali il capitolo 1.3 del manuale ADR 2005, che al punto 1.3.1 così recita: "Le persone impiegate presso gli operatori di cui al capitolo 1.4 (speditore, trasportatore, destinatario, caricatore, imballatore, ecc), il cui campo d'attività comprende il trasporto di merci pericolose, devono ricevere una formazione rispondente alle esigenze che le loro attività e responsabilità comportano durante il trasporto di merci pericolose. La formazione deve anche trattare disposizioni specifiche che si applicano alla sicurezza del trasporto di merci pericolose come riportato nel capitolo 1.10". E al punto 1.3.3 prosegue: "Questa formazione deve essere completata periodicamente mediante corsi d'aggiornamento per tenere conto dei cambiamenti intervenuti nella regolamentazione". Queste norme si trovano naturalmente anche nelle altre modalità di trasporto (mare, aereo, ferrovia, vie navigabili interne), seppure con peculiarità diverse.

Una particolare categoria di lavoratori che è sottoposta ad una rigida formazione per esercitare la professione del trasporto di merci pericolose è quella dell'autista. "I conducenti di veicoli che trasportano merci pericolose devono possedere un certificato di formazione professionale (CFP) che autorizzi il trasporto di queste merci" (punto 8.2.1.1). A tale proposito, è bene ricordare che dal primo gennaio 2007 il CFP è obbligatorio per tutti i mezzi, anche quelli con portata inferiore ai 3,5 ton. Le aziende, quindi, devono obbligatoriamente formare il proprio personale sostenendo dei costi elevati. Ma ancora oggi non sempre ciò avviene.

Nel corso della mia attività professionale mi è capitato più volte di vedere incidenti con merci pericolose che si verificano per scarsa o nessuna conoscenza del pericolo di una determinata sostanza, o per mancanza di appropriate procedure, che hanno portato conseguenze per le persone a volte anche gravi (come serie ustioni sulla pelle per contatto con corrosivi oppure intossicazione per inalazione) . In questo ambito, stanno diventando più severe le sentenze dei Tribunali, come dimostrano due importanti casi avvenuti nel Nord Italia.

Il Tribunale di Ravenna, in data 14/10/2004, ha emesso la prima sentenza penale di condanna per lesioni aggravate colpose a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza di un'azienda, all'interno della quale un dipendente ha subito lesioni fisiche in conseguenza di un sinistro causato da fuoriuscita da una cisterna di bitume caldo a 150 gradi. Il Tribunale di Gallarate, in data 14/7/2006, ha emesso una sentenza (330/2006) ai danni di uno speditore che ha dimostrato la più completa inosservanza delle disposizioni ADR di propria competenza (rif. 1.3.2.1 - ADR 2005). Tale sentenza ha condannato lo speditore inadempiente al risarcimento dei danni arrecati alle parti coinvolte. Egli aveva inoltrato una soluzione di acido peracetico, sottoposta al regime ADR, come merce non pericolosa e, durante la fase di consegna, la rottura del collo non conforme aveva provocato danni a terzi. Così, sta nascendo anche in Italia una giurisprudenza in materia di ADR.

Il primo marzo 2006, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 50 il Decreto Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 febbraio 2006 che definisce le modalità e i tempi per l'adozione volontaria di sistemi di certificazione di qualità da parte delle imprese di autotrasporto, in attuazione dell'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286. Tra le imprese interessate, sono incluse anche quelle che effettuano il trasporto di merci in ADR. E' evidente che per ottenere un certificato di qualità bisogna anche essere in regola anche con la formazione e la sicurezza.

Come si può notare, tutto il complesso normativo sul trasporto merci in generale, e sul trasporto merci pericolose in particolare, vuole garantire gli strumenti necessari per svolgere in piena sicurezza le operazioni di carico/scarico/stoccaggio ed il trasporto di merci pericolose, limitando al massimo i rischi d'incidente.

Quanto detto si ricollega inevitabilmente al tema del consulente ADR, una figura professionale prevista dalla Direttiva 96/35CE e introdotta nel nostro ordinamento giuridico dal Decreto legislativo 40/2000 (ancora oggi poco applicato dalle aziende italiane). Il consulente ha nel lungo elenco dei compiti a lui attribuiti, compreso quello della responsabilità della formazione del personale (punto 1.8.3.3. del manuale ADR). Insomma, il consulente deve essere il garante della sicurezza in azienda.

Formazione e sicurezza sono dunque le due parole chiave per il presente e il futuro, la cui responsabilità è affidata al consulente per la sicurezza dei trasporti e, in ultima analisi, al datore di lavoro. Non si può più lavorare in maniera approssimativa senza conoscere e pesare i rischi e senza sapere come gestire le emergenze nel campo delle merci pericolose. E' auspicabile che tutti, ma veramente tutti, si mettano in regola rispetto a questi temi, oppure le sentenze dei tribunali inevitabilmente aumenteranno, così come il ricorso alle cure dei sanitari in caso di incidente.

Enrico Cappella
Dangerous Goods Safety Advisor
www.enrico-cappella.blogspot.com


 
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