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Fai Genova chiede più rigore nell’autotrasporto

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In una lettera inviata alla sede centrale della Fai, il presidente della sezione genovese rilancia la richiesta di aumentare i controlli sulle illegalità del settore e cancellare le imprese che operano con prezzi più bassi dei costi minimi indicati dal ministero dei Trasporti.


Genova soprelevata Voltri camion conbtainer cabinaIl 15 aprile 2019, il presidente della Fai di Genova, Gioacchino D'Andria, ha scritto una missiva al presidente nazionale Paolo Uggè intitolata "Adesso basta, non serve delinquere per esistere" che parte dallo "spettacolo delle contrapposizioni messe in scena dalle rappresentanze dell'autotrasporto sulla suddivisione delle risorse", che hanno provocato anche un rischio per l'unità dell'Unatras. D'Andria ritiene che queste risorse non sono più "la soluzione della miseria e avvilente condizione degli autotrasportatori, che non sono più nelle condizioni di rimanere nel mercato". Il presidente genovese non intende dire che le risorse non aiutano il settore, ma si chiede se l'autotrasporto per esistere "debba elemosinare provvidenze di denaro pubblico".
La risposta è naturalmente negativa, perché l'autotrasporto deve vivere con le proprie risorse "che devono derivare da una corretta ed equilibrata gestione economica aziendale", aggiungendo che "è incomprensibile l'immobilismo della categoria e ancora di più di chi la rappresenta che si è limitata a chiedere aiuti finanziari allo Stato". Una via per vivere delle proprie risorse è aumentare le tariffe, ma ciò non è possibile perché queste richieste "sono state totalmente ignorate in quanto la committenza trova sul mercato sempre soggetti pronti a dar servizio a qualunque prezzo".
In questo scenario, prosegue D'Andria, "l'autotrasporto, in questo scenario, non è più nelle condizioni di misurarsi in una realtà concorrenziale illegale, dilagante e diversificata, la cui economicità non deriva dall'attività del trasporto ma dagli stessi fattori dell'illegalità". Tra i fenomeni illegali più rilevanti, il presidente della Fai indica le frodi fiscali, il contrabbando di gasolio, il riciclaggio di denaro nel settore, il distacco trans-nazionale degli autisti, il cabotaggio irregolare, furti e rapine ai veicoli e lo sfruttamento del personale viaggiante. "Fino a quando non si debellerà questo stato di fatto, ogni iniziativa per richiedere alla committenza una equa remunerazione del trasporto risulterà vana. Qualunque quotazione che verrà fatta ci sarà sempre chi farà meno, nonostante il fatto che il cliente sarà ritenuto corresponsabile per aver scelto un vettore irregolare".
Dopo la diagnosi, D'Andria presenta delle proposte per uscire da questa condizione: "Associazioni e sindacati in testa debbono chiedere al Governo una pressante attività di controlli per debellare dal mercato l'illegalità e, in maniera coercitiva, restaurare la Legge 133 del 6 Agosto 2008 Articolo 83 bis che dovrebbe prevedere la cancellazione dall'Albo degli Autotrasportatori coloro che dovessero ancora quotare prezzi al di sotto dei costi minimi indicati dal ministero dei Trasporti". La lettera terminando con la consapevolezza che "che questa unica soluzione per regolamentare il trasporto potrà essere avversata dai tanti bagarini, ma ritengo che questa volta, se dovessimo raggiungere questo anelato traguardo, le associazioni non dovranno dare ascolto a chi specula sul lavoro altrui".

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