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Enzo Ercolano condannato a 15 anni

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L'imprenditore catanese dell'autotrasporto ha subito il 5 ottobre 2018 una condanna in primo grado per partecipazione a un'organizzazione mafiosa, scaturita dall'inchiesta Caronte.

Giudice Martelletto Fotolia 71240213 XSDopo una Camera di consiglio durata dodici ore, il 5 ottobre 2018 la giudice catanese Rosa Anna Castagnola ha letto la sentenza del processo di primo grado scaturito dall'inchiesta Caronte, conclusa nel 2013 con l'arresto di ventitré persone e incentrata sui rapporti tra mafia e imprenditori della logistica. Tra gli imputati c'era anche Vincenzo Ercolano, un noto imprenditore dell'autotrasporto. Un primo processo con rito abbreviato aveva già portato sette condanne. Il processo concluso ieri ha invece condannato quattordici persone e una delle condanne più gravi, a quindici anni, è stata proprio quella di Vincenzo Ercolano, figlio del boss Pippo (che sposò la sorella del capomafia Nitto Santapaola e a sua volta autotrasportatore) e fratello di Aldo, che sta scontando l'ergastolo per l'assassinio del giornalista Giuseppe Fava.
Vincenzo Ercolano è in carcere dall'arresto preventivo del 2013 e finora aveva ottenuto l'assoluzione in altri processi di mafia, come quello denominato Sud Pontino. Ercolano era titolare dell'azienda di autotrasporto Geotrans, poi confiscata. Secondo gli inquirenti, Ercolano "convinceva" i committenti del trasporto a usare le sue imprese, grazie alla "forza intimidatrice" del suo cognome, e anche dopo la confisca della Geotrans ha continuato a operare nell'autotrasporto tramite la Rcl, affidata a prestanome. Le indagini si sono rivolte anche al trasporto combinato strada-mare, dove Ercolano avrebbe operato per acquisire i finanziamenti pubblici per il trasferimento dei camion sulle navi.
Nelle autostrade del mare, Ercolano si sarebbe avvalso della collaborazione di Vincenzo Aiello (che nella sentenza di primo grado è stato condannato a sette anni), con cui avrebbe controllato la "Servizi Autostrade del Mare", intestata a Francesco Caruso (condannato a sette anni e undici mesi). Quest'ultimo aveva affittato tre traghetti dalla Amadeus Spa di Amedeo Matacena "junior" (condannato in via definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa e ora latitante a Dubai) per svolgere servizi dalla Sicilia alla Calabria. Caruso costituì la società armatoriale nel 2004 dopo avere litigato con i fratelli Riela, con cui partecipava al consorzio Setra.
Nell'affare delle autostrade del mare, Caruso ha collaborato anche con Giuseppe Scuto (condannato a 16 anni e 7 mesi) e i due furono feriti in modo non grave il 31 luglio 2006 in un attentato. Secondo gli inquirenti, Vincenzo Ercolano seguiva da vicino le attività di Caruso e Scuto, che agiva come loro socio. I due tentarono anche la strada politica con il Partito Nazionale degli Autotrasportatori, presentato il 30 giugno 2008, di cui Scuto fu presidente e Caruso segretario nazionale. Un partito che appoggiò l'ex presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, alle elezioni europee del 2009, confluendo in quell'anno nel Polo dell'Autonomia insieme a altri partiti e movimenti siciliani. Secondo gli inquirenti, Caruso e Scuto usarono la loro alleanza politica per ottenere una corsia privilegiata nel pagamento dei contributi per il trasporto combinato.
La Servizi Autostrade del Mare operò a cavallo tra il 2005 e il 2006, poi interruppe i servizi per una scelta presa da un'altra società, che è estranea all'indagine. La società poi fallì, con strascichi giudiziari per azioni legali avviate da alcuni suoi ex-dipendenti. In questa vicenda sono stati coinvolti anche i fratelli Alfio e Vincenzo Aiello, condannati per Caronte rispettivamente a sei anni e sei mesi e a sette anni.

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