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Incertezza sui costi minimi dopo sentenza UE

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La sentenza della Corte di Giustizia Europea sui costi minimi non è riuscita a chiarire la questione sui pagamenti per i servizi di autotrasporto. Il parere dell'avvocato Stefano Fadda, che ha rappresentato Assagenti a Strasburgo.


Iveco stralis viadottoQuesto pronunciamento di Bruxelles era atteso con impazienza da parte di tutti i soggetti coinvolti nella catena logistica e l'auspicio diffuso fra i committenti era quello che la normativa nazionale potesse essere dichiarata incompatibile con i principi che regolano la concorrenza in ambito comunitario. Secondo l'avvocato Stefano Fadda dell'omonimo studio legale genovese (coinvolto nella vicenda come difensore degli interessi di Assagenti e di altre associazioni di categoria della committenza) non è però così: "La sentenza, in realtà, presenta luci e ombre, in quanto la Corte ha incentrato la pronuncia essenzialmente sulle problematiche connesse all'elaborazione dei costi minimi da parte dell'Osservatorio, senza affrontare espressamente la questione inerente alle attuali modalità di elaborazione degli stessi (oggi è il Ministero a calcolarli, nda)".
Secondo il legale genovese, infatti, "pur esprimendo in motivazione la contrarietà di una disciplina nazionale che prescrive un accordo orizzontale sui prezzi rispetto alla normativa a tutela della concorrenza, nel dispositivo la Corte di Giustizia si è limitata a sancire la 'mera' contrarietà dell'art. 83 bis all'art. 101 TFUE per carenza di rappresentatività degli interessi pubblici all'interno dell'organo atto a determinare i costi minimi (l'Osservatorio appunto)".
Fadda aggiunge che "si apre quindi una periodo di ulteriore incertezza per quanto concerne il contenzioso in essere, in quanto, se è pacifico che i procedimenti aventi ad oggetto rivendicazioni tariffare proposte da vettori relativamente a trasporti effettuati tra il novembre 2011 e il 12 settembre 2012 (cioè durante il lasso di tempo in cui la determinazione dei costi minimi è stata effettuata dall'Osservatorio) si risolveranno, essendo venuta meno la materia del contendere per effetto dell'abrogazione interpretativa dell'articolo 83 bis fornita dalla Corte, nel caso in cui invece i trasporti in contestazione abbiano avuto esecuzione in un arco temporale in cui l'elaborazione dei costi minimi è stata effettuata a cura del ministero nessun effetto diretto ed immediato può essere attribuito alla recente pronuncia della Corte, fermo restando che la stessa contiene in ogni caso affermazioni e statuizioni suscettibili, presumibilmente, di indurre i Tribunali a una diversa valutazione della normativa in materia di costi minimi, in attesa che anche la Corte Costituzionale si pronunci sulle questioni che le sono state sottoposte".
Fadda ricorda inoltre che "la sentenza della Corte ha confermato come i costi minimi costituiscano in realtà vere e proprie tariffe, con la conseguenza che l'articolo 83 bis deve considerarsi abrogato per effetto dell'art. 34 comma 3 del D.L. 201/11 (cosiddetta 'Salva Italia'), in base al quale 'Sono abrogate le seguenti restrizioni disposte dalle norme vigenti (...) l'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi', con effetto dal dicembre 2011". Insomma, se chiarezza è stata fatta per i costi minimi regolati dall'Osservatorio, altrettanto non si può dire sulle tariffe regolate secondo le tabelle elaborate dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. La parola torna ai giudici e agli avvocati italiani.

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata

 


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