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Autista chiede 14 milioni per incidente sul lavoro

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Il dipendente di un'azienda di autotrasporto di Forlì che distribuisce bevande rimasto tetraplegico a causa di un incidente sul lavoro chiede un risarcimento alle tre imprese coinvolte nel trasporto.


FIat Scudo AmbulanzaNell'agosto del 2015, il dipendente quarantunenne di un'azienda di autotrasporto e logistica di Forlì stava consegnando bevande e prodotti alimentari per conto di un distributore nell'area di Rimini. Durante la consegna a un pub, dopo avere scaricato la merce dal suo camion imboccò una scala per portarla nel magazzino sotterraneo del locale, ma scendendo i gradini cadde riportando gravissime lesioni al cranio che gli causarono una tetraplegia permanente, ossia una paralisi assoluta.
Dopo questo grave incidente sul lavoro, l'Asl aprì un'indagine per verificare le responsabilità dell'azienda di trasporto, del suo committente e dei titolari del pub. Gli ispettori rilevarono gravi irregolarità nella scala che scendeva nel magazzino, che non aveva il corrimano e aveva gradini con dimensioni diverse nell'alzata e nella pedata, rilevando così una situazione irregolare per la sicurezza del posto di lavoro. Al termine dell'indagine, l'Asl elevò sanzioni ai tre operatori interessati, ritenendo anche il committente corresponsabile delle carenze che hanno causato l'incidente.
Sull'evento aprì un'inchiesta anche la Procura di Rimini per verificare eventuali responsabilità penali per i gravi danni riportati dall'autista. In questo caso, il giudice ha indagato le tre imprese, ma poi ha rinviato a giudizio solo il titolare del pub. Nello stesso tempo, la vittima ha dato mandato all'avvocato Giuseppe Mazzini di Forlì di chiedere un risarcimento per il danno esistenziale, morale e biologico subito. L'avvocato ha prima inviato la richiesta alle tre imprese, per una somma complessiva di 14 milioni di euro, poi non ricevendo risposta ha deciso di depositare un ricorso al Tribunale Civile.
"La nostra richiesta si basa sulle norme relative alla sicurezza sul lavoro, sul contratto nazionale della Logistica e su sentenze della Cassazione che impongono all'azienda di tutelare sempre il lavoratore, soprattutto se opera in solitudine, come è il caso di un autista che svolge le consegne", spiega a TrasportoEuropa l'avvocato Giuseppe Mazzini. "La normativa impone all'impresa d'informare e formare il lavoratore sui rischi e sui modi per prevenire incidenti e dalla relazione dell'Asl non risulta che l'azienda di trasporto lo abbia fatto in modo completo".
L'avvocato Mazzini rileva che l'autista non deve svolgere attività di facchinaggio e nella consegna non deve entrare in aree di terzi senza un'adeguata formazione: "In teoria, il datore di lavoro per tutelare la sicurezza dei suoi dipendenti deve verificare in ogni punto di consegna quali sono i rischi e stilare un piano della sicurezza. Se lo avesse fatto anche nel pub dove è avvenuto l'incidente avrebbe rilevato le gravi carenze della scala. Ovviamente non è possibile farlo per tutte le consegne, quindi il trasportatore deve far fermare i suoi autisti sul marciapiede".
L'avvocato ha citato anche il committente del trasporto, ossia l'azienda che ha venduto la merce al locale, perché ha l'obbligo di verificare sul rispetto delle norme di sicurezza dell'impresa cui commissiona il trasporto, e ovviamente i titolari del pub che non erano in regola con le norme anti-infortuni e perché hanno chiesto all'autista di portare il carico nel magazzino, invece di farlo fare ai loro dipendenti.

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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