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Il futuro delle ferrovie merci secondo il Governo

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L'Allegato infrastrutture al DEF 2019 fissa alcuni obiettivi, validi sulla carta, ma privi di indicazioni operative. Si parla di potenziamento dei valichi alpini e di raccordo con i porti, ma si pensa già a "ferrovie intelligenti", ancora da definire.


Ferrovie Stato locomotori fronteNon è il libro dei sogni, ma potrebbe essere considerato in modo benevolo quello dei buoni propositi. Si tratta di un atto ufficiale e precisamente l'Allegato Infrastrutture al Documento di economia e finanzia (DEF) 2019, predisposto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e trasmesso a fine aprile 2019 dal ministero dell'Economia e delle Finanze, come vuole la prassi, alla presidenza del Senato. Occorre subito osservare che il senso di questo documento è quello di fornire un quadro delle politiche del governo, indicare le strategie e gli obiettivi da raggiungere. Detto in altre parole, non è un insieme di norme operative o di disposizioni da attuare in base a una precisa scadenza. Le indicazioni che emergono da questo Allegato appaiono tutto sommato generiche, anche se facilmente condivisibili, o forse proprio per questo lo sono.
Per quanto riguarda le ferrovie e limitando l'attenzione alle merci, a proposito di strategie si parla di "potenziamento dei valichi alpini e raccordo con i porti" e ancora di "corridoi merci per collegamenti distretti, porti, valichi". Ma subito dopo si specifica che "gli obiettivi e le strategie descritti precedentemente costituiscono la cornice di riferimento per la definizione delle priorità di investimento, suddivise in programmi prioritari, diffusi su tutta la rete, e interventi prioritari per il completamento delle direttrici di traffico". Insomma, per trovare qualche indicazione più concreta non è possibile limitarsi alle osservazioni dell'Allegato ma occorre considerare il Contratto di Programma RFI 2017-2021 in fase di ufficializzazione, l'unico documento che descrive dettagliatamente le misure e gli interventi da attuare.
L'Allegato insiste molto su due aspetti giudicati fondamentali, quello della manutenzione e potenziamento della rete attuale e quello delle infrastrutture intelligenti. È interessante approfondire proprio quest'ultimo aspetto. A dire il vero non c'è molto. Da una parte si suggerisce di estendere il sistema di segnalamento europeo Ertms-Etcs sulle linee convenzionali che appartengono ai corridoi ferroviari europei e sui nodi delle principali città. Vale a dire quanto già previsto dal Contratto di Programma e addirittura già in corso di esecuzione. Si parla poi di "smart railway", che comprende la "promozione di progetti per la digitalizzazione e geolocalizzazione dell'intera rete ferroviaria nazionale per il miglioramento dei modelli esistenti in una logica digital twin" e di "progetti di innovazione tecnologica per la pianificazione, la gestione e l'ottimizzazione in real time della circolazione ferroviaria". Che dire? Ottimi concetti da scuola di direzione aziendale, ma nella pratica serve qualcosa in più, come insegnano le ferrovie dei principali Paesi europei impegnate su progetti innovativi ma molto più concreti per rendere più concorrenziale il trasporto merci su ferro.
E per quanto riguarda i terminal ferroviari nell'Allegato si punta a programmi di ultimo/penultimo miglio da declinare secondo quattro tipologie di intervento: elettrificazione, fluidificazione e velocizzazione delle operazioni di manovra, incremento di capacità degli impianti e adeguamento per i nuovi traffici, come le merci pericolose. Dal libro alla realtà la palla passa in mano a RFI.

Piermario Curti Sacchi

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