Nuova stangata sui terminal portuali

E-mail Stampa PDF

Nei porti italiani esplode il caso dei tributi comunali e regionali dovuti dai terminalisti per le aree portuali dove svolgono in concessione la propria attività imprenditoriale. Il caso è partito dalla Regione Toscana che ha chiesto un’imposta regionale che è ulteriore un aggravio di costi rispetto al canone normalmente dovuto dai concessionari di aree demaniali.


In Toscana l’hanno definita una “sovrattassa regionale” per il cui omesso pagamento sono state mandare raccomandate a cinque giorni dalla scadenza in prescrizione. Il provvedimento ha interessato nel porto di Livorno diversi circoli nautici ma soprattutto i terminalisti portuali. La locale Autorità Portuale sostiene con decisione che “questa imposta regionale non è dovuta”. Le somme chieste a ogni singolo circolo si aggirano intorno ai 300 euro (ai quali va aggiunto un aggravio del 50% tra multa, mora e spese di notifica) mentre per i terminal si parla di importi anche superiori al milione di euro. Inoltre, la richiesta giunta dalla Regione Toscana riguarda solo il 2006, per cui è logico attendersi che la stessa multa arriverà anche sui cinque anni successivi.
Il presidente di Assoporti, Francesco Nerli, è subito intervenuto sul tema: “L'imposta sulle concessioni demaniali in ambito portuale, chiesta da alcune Regioni, non aiuta a rendere i nostri porti competitivi, oltre a creare una situazione di alterazione della concorrenza che danneggia l'intero sistema”. Il numero uno di Assoporti ha poi aggiunto che non si coglie il fondamento che giustifica questa richiesta: «La norma è sempre stata considerata non riferibile alle Autorità Portuali dall'associazione dei porti italiani, che ha sostenuto in tutte le sedi l'infondatezza delle richieste di alcune regioni italiane». Assoporti ha concluso ricordando che «Sull'insussistenza dei presupposti per l'applicazione alle concessioni rilasciate dalle Autorità Portuali si è espressamente pronunciato nel 2011 il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.
Il focolaio si è già propagato anche in altre parti d’Italia. A Genova, ad esempio, c’è chi paga una sorta di Ici su tutte le aree in concessione, piazzali inclusi, chi solo sugli spazi coperti. Altri invece non la pagano dal 2008, ma ancora partito alcun accertamento. Altri ancora versano l’imposta su un immobile nemmeno accatastato, il cui valore è solo “stimato”. Vte, Messina e Genoa Metal Terminal sono alcuni dei terminalisti che avanzato un ricorso, perdendolo, a differenza di quanto è avvenuto a Trieste, dove a 19 concessionari guidati dall’Authority la Commissione tributaria ha dato ragione dicendo che l’imposta non è dovuta. A Genova, invece, il Vte ha perso in primo grado e ha impugnato la pronuncia. Si tratta di 500mila euro l’anno che, se l’appello non ribalterà la prima pronuncia, diventeranno un saldo da pagare di tre milioni di euro, considerando anche gli anni arretrati. Oltre al caso di Trieste, anche in altri scali italiani i terminalisti non stanno pagando sovrattasse, perché le Commissioni tributarie stanno accogliendo i ricorsi dei terminalisti. Per i terminalisti italiani si tratta di un altro delicato problema da affrontare, in una congiuntura di mercato tutt’altro che semplice.

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata


 
Banner
Banner

Ricerca

Archivio

< Febbraio 2012 >
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
    1 2 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        

Banner

newsletter_bottone

Iscriviti alla nostra Newsletter: riceverai nella tua casella di posta elettronica l'elenco con link delle ultime notizie pubblicate su TrasportoEuropa.

Informativa sulla privacy