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Contship spiega la crisi di Cagliari

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Secondo la presidente della società terminalista, le alleanze fra vettori e la concorrenza dai porti nord africani e spagnoli non consentono al Cict di sopravvivere.


Cagliari terminal container altoMovimentazioni container vittime di un calo irreversibile, l'addio del vettore tedesco Hapag Lloyd, concorrenza dei porti nordafricani e spagnoli e perdite di bilancio consistenti (che nel 2019 avrebbero raggiunto i 3,5 milioni di euro) sono le ragioni alla base della scelta di Contship Italia di lasciareil porto di Cagliari e procedere al licenziamento collettivo degli oltre 200 lavoratori. Nella lettera destinata ai lavoratori che riporta i motivi dell'addio al porto, la presidente di Cagliari International Container Terminal, Cecilia Battistello, ha chiamato in causa il processo di concentrazione che ha di fatto rivoluzionato l'armamento nel segmento del trasporto contenitori, i cui effetti si sono riverberati pesantemente anche sul versante terrestre.
A seguito della costituzione dell'alleanza 2M tra Maersk Line e Msc e degli altri sodalizi analoghi "il settore dei container ha subito una profonda trasformazione, ancora in atto. In particolare, il settore dei terminal container ha registrato una concentrazione di volumi molto elevata in un numero limitato di porti, con conseguente impatto negativo sulla competitività di quegli scali non in grado di gestire tali volumi a causa di spazi limitati, tra cui vi è il porto di Cagliari", ha scritto Battistello.
A limitare fortemente la competitività del porto di Cagliari, e quindi anche le prospettive di ripresa e rilancio del business di Cict, hanno contribuito anche altri fattori, tra cui "la mancanza di moderne infrastrutture ferroviarie e stradali che consentano di connettere lo scalo con i principali mercati europei e di un bacino di consumatori di adeguate dimensioni nell'area retrostante", nonché "l'impossibilità di sviluppare un sistema di trasporto merci intermodale".
In questo contesto, già a partire da fine 2017, Hapag-Lloyd, principale cliente del terminal, e altre società commercialmente collegate la liner tedesco, "hanno deciso di spostare i propri traffici verso altri porti del Mediterraneo ritenuti più competitivi rispetto a Cagliari", scelta che ha determinato "una drastica riduzione del volume di contenitori movimentati da Cict". Si passa infatti dai circa 617mila teu del 2016 a 432mila teu nel 2017, 214mila teu nel 2018 e appena a 44mila teu nei primi quattro mesi del 2019. Riduzione della movimentazione che si è ripercossa negativamente anche su tutte le altre attività complementari svolte da Cict, e ovviamente sui conti della società: "La descritta riduzione dei volumi di contenitori movimentati ha dato origine a una altrettanto drastica riduzione dei ricavi e, stanti i costi fissi invariati, a un aumento più che esponenziale delle perdite di esercizio".
Il terminal container di Cagliari ha infatti chiuso il 2016 con un utile di oltre 4 milioni di euro, per scendere a poco più di 500 mila euro di utile nel 2017 e archiviare il 2018 con ben 3,3 milioni di euro di perdita netta. Perdita che ha eroso riserve e capitale sociale di Cict, il cui patrimonio netto ammontava a circa 670mila euro al 31 dicembre 2018. A nulla sono valse le trattative commerciali intavolate dalla società con Hapag-Loyd, per convincere il carrier tedesco a riportare una maggior quantitativo di traffici a Cagliari, e con potenziali nuovi clienti, in particolare Cma Cgm e Maersk Line. A testimonianza della situazione di crisi irreversibile in cui ormai si trova Cict.

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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