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S'inasprisce la crisi al porto di Cagliari

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Secondo fonti giornalistiche sarde, il 7 giugno 2019 il Consiglio d'amministrazione della società terminalista Cict intenderebbe proporre ai soci la chiusura dell'impianto, dopo la conferma che Hapag-Lloyd non scalerà più nell'isola.


Cagliari terminal container altoIl 7 giugno, il giorno dopo lo sciopero dei portuali di Cagliari, il Consiglio di amministrazione dei Cagliari International Container Terminal avrebbe deciso di proporre all'assemblea dei soci la chiusura del terminal container dello scalo sardo. Una decisione che non sorprende perché pochi giorni fa la compagnia tedesca Hapag-Lloyd – l'unica che scalava portacontainer a Cagliari – ha formalizzato la decisione di escludere lo scalo dalle sue rotte globali. Ora la sorte dei 210 lavoratori del Cict dipende dalla decisione che prenderà l'assemblea dei soci, che sono due: Contship Italia (92%) e il consorzio Cacip (8%). Il 12 giugno si svolgerà al ministero dei Trasporti un incontro tra rappresentanti ministeriali, il Prefetto di Cagliari, i vertici della Cict, l'assessore al Lavoro della Sardegna e il presidente dell'Autorità portuale.
Sullo stato di crisi del porto è intervenuta la Uiltrasporti. Il segretario generale, Claudio Tarlazzi, ha dichiarato che "il Governo italiano ha lasciato che le cose degenerassero, rimettendo nelle sole mani di un privato, dopo tanti sacrifici dei lavoratori e tanti strumenti messi a disposizione dell'impresa, il destino di una attività fondamentale per il Paese e per la ragione Sardegna". Tarlazzi chiede l'istituzione di un'agenzia per la somministrazione del lavoro in porto anche per Cagliari, dopo quelle attivare a Gioia Tauro e Taranto aggiungendo: "Ma tutto questo ribadisce ancor di più l'improcrastinabilità che il Governo attivi urgentemente i tavoli istituzionali previsti dalla riforma e dal correttivo porti, per assicurare la governance del sistema portuale italiano, che non può essere abbandonata a se stessa come fatto finora in questi mesi, ma che ha bisogno di certezze e strategie complessive condivise, per mantenere i traffici e per acquisirne di nuovi, traffici necessari alla ripresa del Pil e alla ripartenza economica ed occupazionale del Paese".
In realtà, rischiano anche le due Agenzie di Gioia Tauro e Taranto se il Governo non prorogherà il loro finanziamento, che inizialmente ha durata di un solo anno. "La proroga è a costo zero, non avendo le Agenzie utilizzato le risorse stanziate nel 2017, primo anno del loro insediamento", afferma Tarlazzi. "Questo provvedimento è necessario per coprire i tempi di ripartenza dei terminal di entrambi i porti, evitando che i portuali coinvolti restino senza indennità di avviamento, pregiudicando in tal modo anche la ripresa stessa dei due porti, che hanno bisogno della loro manodopera altamente specializzata. I lavoratori portuali di Taranto e Gioia Tauro e le loro famiglie meritano rispetto e attenzione e pertanto chiediamo che il Governo ponga rimedio urgente a tale ingiustificato taglio". Se le Agenzie non saranno rifinanziate, circa seicento portuali rischiano di entrare nel circuito della disoccupazione.

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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