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Uiltrasporti vuole completare la riforma dei porti

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Il sindacato del trasporto ritiene che la riforma non sia decollata a due anni dal suo varo e contesta l'ipotesi di trasformare le Autorità portuali in società per azioni.


Gioia-Tauro terminal container altoIl 27 settembre 2018, Uiltrasporti è intervenuta sulla riforma portuale che ha avviato le Autorità di Sistema Portuale, sostenendo che "i risultati stanno spegnendo ogni entusiasmo iniziale". La prima critica sull'attuazione riguarda la mancanza di segnali di una visione generale della portualità e sulla tutela dell'occupazione. Servono regole chiare e uguali per tutti i porti, afferma la sigla, "mentre per il momento l'unico risultato ottenuto pare l'essere passati da 25 a 15 forse 16 organismi, con l'istituzione di Messina/Reggio Calabria, che continuano ad agire come fossero repubbliche autonome". Il sindacato è anche allarmato dall'ipotesi di trasformate le ASP in società per azioni pubbliche perché ciò "significherebbe trasformarle in soggetti economici con la finalità del profitto piuttosto che della regolazione", con conseguenze "rovinose" perché si alimenterebbe la concorrenza tra gli scali e all'interno di ogni scalo quella tra gli operatori.
"In uno scenario mondiale dove i meccanismi della concorrenza sono sempre più spietati e le compagnie di shipping, per non dire interi Stati sovrani, hanno messo in campo strumenti con i quali riescono a controllare interi segmenti della filiera logistica delle merci, quello che occorre ai nostri porti per garantire uno sviluppo di sistema della portualità italiana, sono autorità di controllo pubbliche caratterizzate da terzietà, e coordinate e controllate a livello centrale",spiega la nota sindacale, che conclude: "Prima di annunciare controriforme, che nulla hanno a che fare con la nota questione europea sulla tassazione delle Autority sarebbe opportuno attuare appieno le riforme".

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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