L'Unione Europea ha avviato colloqui con l'Arabia Saudita per compensare le fornitura provenienti dall'Iran, in caso di embargo petrolifero, nell'ambito dell'inasprimento delle sanzioni causate dal programma nucleare avviato da Teheran. Nel 2010, i Paesi dell'Unione hanno importato 30,3 milioni di tonnellate dall'Iran, pari al 5,8% del fabbisogno di greggio.
Ma l'avvio dell'embargo petrolifero non sarà facile e richiede, secondo i tecnici, alcuni mesi preparazione. Una conferma arriverà dalla riunione del 27 gennaio 2012 tra gli ambasciatori, che dovranno sottoporre un testo ai ministri degli Esteri dell'Unione. I Paesi che importano maggiormente dall'Iran sono quelli del Mediterraneo, ossia Spagna (14,6% del suo fabbisogno), Grecia (14%) ed Italia (13,2%). Per loro, è fondamentale accedere a mercati alternativi. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha dichiarato che “L'Italia parteciperà a eventuali sanzioni supplementari imposte dall'Europa, incluso l'embargo petrolifero, purché siano graduali e siano escluse le consegne a rimborso dei debiti che l'Iran ha contratto con l'Eni". E proprio su quest'ultimo tema, la compagnia petrolifera statale iraniana Nioc ha dichiarato che non intende versare i due miliardi di dollari di arretrati che l'Eni rivendica per l'attività svolta in Iran tra il 2001 e il 2009. Nel fronte europeo, Gran Bretagna, Francia e Germania vogliono accelerare l'embargo, specialmente dopo che Teheran ha minacciato la chiusura dello stretto di Hormuz.
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