La Commissione Europea ha approvato l'8 giugno 2026 un regime italiano di aiuti di Stato del valore massimo stimato di 23 miliardi di euro per sostenere la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Il provvedimento, notificato dall'Italia nell'ambito del quadro Cisaf (la disciplina per gli aiuti di Stato a sostegno del Patto per l'industria pulita) è rivolto a produttori di energia che vogliono sviluppare nuovi impianti eolici onshore, fotovoltaici, idroelettrici e alimentati a gas e fanghi di depurazione. Il finanziamento è erogato tramite contratti bidirezionali per differenza di durata ventennale, assegnati attraverso procedure d'asta competitive.
Il regime si fonda sul quadro Cisaf (Climate, Energy and Environmental Aid Framework), adottato dalla Commissione Europea il 25 giugno 2025 nell'ambito del Clean Industrial Deal, che permette agli Stati membri d’introdurre schemi di sostegno alle energie pulite fino al 31 dicembre 2025. La Commissione ha stabilito che il regime italiano soddisfa le condizioni previste dalle sezioni 3 e 4.1.2 del Cisaf, con particolare riferimento alla struttura competitiva delle aste, alla durata limitata dell'aiuto e al meccanismo bidirezionale dei contratti per differenza, che riduce il rischio di rendite eccessive da parte degli operatori nelle fasi di prezzi alti.
Come funziona il meccanismo di sostegno? Per ogni chilowattora immesso in rete da un impianto selezionato, il produttore riceve un corrispettivo variabile basato su un "prezzo di esercizio" definito in sede di asta. Se il prezzo di mercato dell'elettricità scende sotto tale soglia, lo Stato copre la differenza; se il prezzo di mercato sale sopra il prezzo di esercizio, è il produttore a restituire la differenza. La struttura bidirezionale garantisce quindi una forma di claw-back che limita i trasferimenti pubblici nelle fasi di prezzi elevati, in linea con i requisiti di proporzionalità imposti dal Cisaf.
I 23 miliardi di euro indicati non rappresentano un fondo a erogazione certa, ma il volume massimo stimato di sostegno potenziale, calcolato in funzione dell'evoluzione attesa dei prezzi all'ingrosso dell'energia. L'esborso effettivo potrà risultare inferiore qualora i prezzi di mercato si mantengano su livelli elevati, mentre aumenterà nella misura in cui i prezzi scendano sotto i prezzi di esercizio aggiudicati nelle aste.
Le tecnologie ammesse sono quattro: eolico onshore, fotovoltaico, idroelettrico e impianti alimentati a gas e fanghi di depurazione. Sono invece escluse tecnologie già coperte da altri schemi nazionali approvati dalla Commissione, come l'eolico offshore e il biometano. La selezione dei progetti avviene tramite aste competitive, trasparenti e non discriminatorie, nelle quali gli operatori presentano offerte indicando il prezzo di esercizio minimo necessario per la realizzazione degli impianti. L'obiettivo operativo del regime è il raggiungimento di circa 37 gigawatt di nuova capacità rinnovabile installata in Italia, un traguardo coerente con la traiettoria prevista dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec) e con gli obiettivi europei al 2030.
I contratti bidirezionali per differenza di durata ventennale offrono agli operatori del settore energetico e industriale un segnale di prezzo di lungo periodo che riduce il rischio tariffario tanto per i produttori quanto per i consumatori finali, grazie al meccanismo di restituzione. La certezza dei ricavi per vent'anni può favorire l'accesso al credito e la pianificazione degli investimenti nella filiera delle rinnovabili, compresi i segmenti manifatturieri legati all'installazione e alla manutenzione degli impianti.
La Commissione Europea ha verificatola compatibilità del regime con le norme sugli aiuti di Stato sulla base di quattro criteri fondamentali: proporzionalità dell'aiuto rispetto all'obiettivo perseguito, necessità dell'intervento pubblico, carattere incentivante della misura e assenza di distorsioni eccessive della concorrenza nel mercato interno europeo. La struttura ad asta competitiva è considerata lo strumento principale per garantire che il sostegno sia calibrato al livello minimo necessario, limitando la possibilità che gli operatori catturino rendite superiori ai costi effettivi di sviluppo degli impianti.
Il regime italiano s’inserisce in un quadro più ampio di misure nazionali per le rinnovabili che comprende altri schemi approvati dalla Commissione negli anni precedenti, tra cui quelli per il biometano e l'autoproduzione rinnovabile. La dimensione finanziaria e l’obiettivo di capacità attesa fanno del nuovo regime uno dei pacchetti nazionali di sostegno alle rinnovabili più consistenti attualmente approvati nell'Unione Europea. Resta aperto il nodo della capacità del sistema autorizzativo nazionale e locale di trasformare in tempi rapidi questo quadro di sostegno in cantieri e impianti operativi, elemento considerato da più analisti il principale collo di bottiglia degli ultimi anni nel raggiungimento degli obiettivi italiani sulle rinnovabili.
Antonio Illariuzzi




































































